LA COOPERATIVA RACCONTATA DAGLI OPERATORI

diversi sguardi, diverse voci

Il mio lavoro al nido “C’era una volta…” mi piace! è creativo, gratificante, colorato…quando ho iniziato questo percorso pensavo fosse facile, poi mi sono resa conto che era molto impegnativo, adesso sono convinta che è difficile e tutto da costruire e reinventare giorno dopo giorno! quel piccolo nido l’ho visto nascere, ampliarsi e modificarsi, anno dopo anno, con il prezioso impegno e contributo di tutte le persone che ne hanno costruito un pezzettino di storia.
Sul lavoro ho sempre investito molto, nel mio rapporto con le famiglie, con i bambini, con le colleghe, imparando da ognuno di loro…ogni mattina mi alzo con la voglia di vedere i “miei” bambini e finché questa rimarrà, vuol dire che è sempre viva la voglia di ascoltare, di conoscere e di imparare.
Grazie alla cooperativa “Ai Confini”, dopo qualche anno di “gavetta” nel settore dell’educativa domiciliare, ho avuto la possibilità di entrare a far parte dell’équipe educativa di questo nido; è stata presa in considerazione la mia esigenza di cambiare settore per intraprendere quella che io consideravo e considero la “strada giusta per me”.
All’interno della cooperativa ho incontrato passione e determinazione nella realizzazione dei progetti, e ho piano piano capito e condiviso l’importanza dell’ascolto e del contributo di tutti noi per costruire qualcosa di grande……..credo che tutto ciò, insieme ad un pizzico di voglia di rischiare, abbia fatto si che questa cooperativa ed i suoi servizi, siano ancora in piedi!

Federica C.

Lavoro in Cooperativa dal settembre 2009. Ho iniziato come supporto in progetti di doposcuola ma poi ho avuto la possibilità di ampliare con il servizio di assistenza educativa domiciliare (SADE) e con progetti di alfabetizzazione nella scuola primaria. Questi primi progetti hanno saputo arricchirmi nella sfera lavorativa e personale.
Lavorare nel sociale, in equipe, mi ha aiutato nel confronto e nella crescita professionale.
Poi nel 2011 è arrivata l’opportunità di diventare referente di un gruppo presso l’Asilo Nido “C’era una volta”, il nido gestito dalla cooperativa nel comune di Pieve di Coriano. Anche qui la ricchezza più grande sta proprio nel lavorare insieme, condividere, crescere: tra operatori, ma anche, in questo servizio, grazie ai bambini e alle loro famiglie!

Giada P.

Questi 10 anni passati a Sermide, con la Cooperativa “Ai confini”, fanno parte di un sostanzioso capitolo del mio libro (ognuno di noi ne scrive uno), ricco di personaggi, storie, eventi, molti dei quali legati al servizio extrascolastico “Fantàsia”. Rileggendolo mi accorgo che la cifra che lo contraddistingue è il suo “crescendo” proprio come quello di una orchestra, dove lo spartito che guida i musicisti contiene le indicazioni fondamentali affinchè si crei un’armonia di suoni. Un crescendo che va di pari passo con lo studio degli strumenti ,perché non si finisce mai di studiare, di ricercare nuove sonorità, di ascoltare suoni provenienti da altri ambienti ed immergersi in essi per coglierne le sfumature. Mi sono sentita e mi sento parte di un orchestra dove qualche strumento in qualche momento, prende altre strade ma ne arrivano altri, ognuno con un proprio timbro.
Otto anni di Fantàsia e dieci di Cooperativa rappresentano un tempo sufficiente per accorgersi che non basta partire da un’idea, per quanto essa ci possa apparire buona; un’idea è tanto più buona quanto più è negoziabile e condivisibile con Altri. Solo così si può creare un “sentire ed agire comune” che dà potenza ed avvenire alle idee.
Dieci anni fa sapevo suonare una piccola melodia fatta di 2 sole note, volontà e interesse, nel tempo se ne sono aggiunte altre: studio, ascolto, esperienze diversificate, rispetto per le sonorità altrui, dubbi e infine, ma molto importante, divertimento. Divertimento è gruppo, divertimento è gioco, divertimento è relazioni: divertimento è Fantàsia!

Maurizia

Mi chiamo Federica, ho 33 anni e qualcuno ha definito il mio progetto di vita professionale ‘disorganizzato’, io preferisco ‘in fase di strutturazione’. Studio per anni con lo scopo di diventare insegnante di filosofia e storia, ma gli eventi e le necessità mi portano a mettere in gioco altre abilità all’interno di servizi socio-educativi extra scolastici; la mia esperienza di educatrice inizia nel 2004 in una coop. sociale di Bologna e qui, accompagnata, guidata e sostenuta dai colleghi maturo un intero bagaglio di esperienze circa i servizi per l’infanzia e l’adolescenza.
Nel 2009 approdo ad Ai Confini come animatrice delle attività estive e, successivamente, educatrice all’interno del servizio per l’infanzia Fantàsia; la contaminazione metodologica è da subito forte e prevede, oltre ad uno stile relazionale e pedagogico basato sul ‘narrato’ dei soggetti coinvolti, l’esigenza di spostare il focus degli interventi sul minore stesso. Non solo. Grazie alla capillare presenza della cooperativa sul territorio e ad altri interventi di tipo educativo all’interno delle scuole, ho l’opportunità di leggere e riscoprire i luoghi in cui sono nata e a cui desidero restituire proficuamente la mia professionalità. Si inserisce in questo senso il mio impegno per organizzare e coordinare il servizio ‘Studierìa’, uno spazio aperto sperimentalmente nel 2010 con un gruppo di alunni stranieri, oggi attivo per tutti i ragazzi delle scuole medie e superiori in cui, oltre a ricevere aiuto da un punto di vista scolastico, gli adolescenti vengono guidati nella difficile impresa di ricostruire efficacemente i loro legami sociali con scuola, amici e famiglia. La strada da percorrere è per ora tutta in salita, ma i primi passi fatti in questa direzione ci incoraggiano a proseguire.

Federica N.

Lavoro da diversi anni all’interno della Coop “Ai Confini”. In questo lungo arco temporale mi sono dedicata a svariati servizi, come Cres estivi, doposcuola pomeridiani e laboratori didattici.
Attualmente faccio parte dell’equipe educativa dell’Asilo Nido “C’era una volta” di Pieve di Coriano e mi occupo di due situazioni domiciliari a sostegno di minori. Queste esperienze lavorative mi hanno permesso di arricchire il mio bagaglio personale, in particolar modo di crescere interiormente. Mi hanno consentito di capire meglio l’altro, chiunque esso sia, minore, adolescente o adulto/genitore, facendomi comprendere i loro problemi, le loro preoccupazioni e i loro sogni.
Per me, il punto di forza di questo lavoro sociale è che ti dà la possibilità di far nascere competenze ed abilità in chi ti sta di fronte; ti consente di dar voce alle aspirazioni dei minori e di aiutarli a tradurre ciò che loro non riescono a dire. Il ruolo che mi sento chiamata a rivestire è simile a quello dell’interprete: rendere trasparente, chiaro, qualcosa che spesso è celato o rinchiuso in stanze recondite. Dal mio punto di vista non c’è momento migliore di quando questi bisogni, desideri o difficoltà nascoste vengono scoperte, perché dal momento in cui diventano conosciute, possono librarsi in aria e aiutare a volare.

Manuela

Lavoro da quattro anni presso la Cooperativa Sociale Ai Confini. Ho iniziato la mia esperienza da educatrice in un Cres per poi proseguire anche negli anni successivi. L’entusiasmo del gioco, lo stare assieme, l’animazione di gruppo hanno reso le giornate ricche di gioia, dove conoscenza e scoperta erano la chiave d’accesso di ogni singolo momento. Questa passione è poi continuata in un servizio extrascolastico, Fantàsìa, che mi ha dato la possibilità di percorrere un’esperienza educativa nella sua piena concretezza, attraverso una varietà di eventi educativi, come sostiene il pedagogista Bertolini, che accompagnano il bambino nel suo viaggio di crescita. La metafora del viaggio è proprio la rappresentazione della vita nella sua complessità descritta come percorso e insieme trasformazione, connesso al rischio, al dubbio, alla scelta, alla solitudine, alla prova del conflitto ma anche dell’incontro.
Ecco, proprio da qui è iniziato un cammino importante per me, in quanto, per la prima volta, ho capito il vero significato della figura dell’educatore. In alcuni esami universitari, come teoria e pratica della formazione o storia della pedagogia, i concetti erano ben descritti ma personalmente non vissuti. E qui mi posi una domanda: ma come era possibile studiare solo su carta la formazione o educazione dei bambini? Si doveva vivere l’esperienza per scrivere la teoria. A questo proposito non posso tralasciare l’attivismo pedagogico di Dewey che definisce l’educazione come partecipazione attiva all’interno della società, dove si apprende attraverso il fare, non solo per il bambino, ma anche per il corpo educatori che deve essere in grado di modellarsi ad ogni vissuto presentato.
Un compito difficile ma ricco di soddisfazioni che permette di confrontare mondi diversi, vivi di sentimenti, di rapporti e sovrabbondante di significati. Con Ai Confini ho avuto la possibiltà di sperimentare dal vivo tutto ciò.

Roberta

Ho iniziato a lavorare per “Ai Confini” nel 2006, come educatrice preposta al supporto delle attività delle insegnanti presso la Scuola Materna di Sermide, mentre mi accingevo a sostenere l’Esame di Stato per l’abilitazione alla professione di Psicologa.
Nell’estate dello stesso anno mi sono potuta sperimentare nei panni di animatrice all’interno del Cres estivo, con quello stesso gruppo di bambini della Scuola d’Infanzia che avevo conosciuto durante l’anno didattico. Esperienza questa che mi è servita moltissimo per entrare nello “spirito” della Cooperativa, permettendomi di cogliere innanzitutto quanto lavoro ci sia dietro all’organizzazione di un tale servizio, in termini di precedente programmazione e preparazione delle attività e dei laboratori.
Grazie a questa esperienza ho poi potuto conoscere alcuni degli educatori e dei referenti della Cooperativa, alcuni dei quali, da allora, sono entrati a far parte della mia vita, non solo come “colleghi” ma direi quasi come “amici di famiglia” che ho avuto il piacere di avere vicino nei momenti più importanti della mia vita, come la festa del mio matrimonio, o all’ospedale, quando era appena nato il mio bambino.
Ci tengo a sottolineare un aspetto così intimo perchè ritengo che “lavorare con benessere” abbia a che fare anche con questo, ovvero con la possibilità di “stare bene” con le persone con le quali lavori, potendo, ogniqualvolta ne senti la necessità, parlare con loro per esprimere perplessità, fatiche, frustrazioni, esigenze.
A partire dal 2007, a seguito di un percorso formativo specifico, ho iniziato ad entrare come operatrice domiciliare nelle famiglie del territorio segnalate dai Servizi Sociali Comunali o dal Servizio Tutela Minori.
Da subito mi sono appassionata tantissimo a questo tipo di lavoro, tanto complesso e delicato quanto coinvolgente. Complesso e delicato in quanto richiede, al fine di poter generare cambiamenti stabili nel tempo, a partire da una modificazione dei tipici repertori comunicativi e relazionali delle famiglie, di entrare nella casa dei minori in difficoltà. “Entrare in casa” significa entrare in contatto con le diverse dimensioni vitali che contraddistinguono ogni famiglia: la sua quotidianità, il suo ambiente di vita, fatto di spazi, di “cose” e di odori, la sua dimensione psicologica e quella relazionale.
“Entrare in casa” per me ha significato, soprattutto all’inizio, sentirmi “invasa” da realtà con le quali a volte è stato molto difficile confrontarsi (situazioni di grave disagio economico e svantaggio nelle quali erano inseriti minori), con un conseguente vissuto di impotenza legato anche al difficile compito di ottenere una legittimazione ad intervenire e a cambiare “dall’interno” dinamiche molto consolidate.
Ma la possibilità di confrontarmi, quando ne ho avvertito l’esigenza, con chi si occupava della supervisione, piuttosto che con gli altri Operatori chiamati, come me, ad accettare questa difficile sfida educativa, mi ha portato ad appassionarmi a questo servizio. Questo perchè quando in situazioni tanto complesse si riesce poi ad ottenere una legittimazione ad entrare e a cambiare, quando si riescono a raggiungere degli obiettivi, anche piccoli, allora la fatica fatta prima pesa meno. Se poi come “squadra di lavoro” si riescono a raggiungere poi obiettivi consistenti (come il convincere una ragazza a riprendere gli studi, il costruire una rete amicale intorno a una bambina inizialmente sola, il veder un bambino raccontato come “non in grado di” e sempre bisognoso dell’affiancamento di un educatore, essere capace di gestirsi in autonomia, divertendosi, al campo scout lontano da casa..), allora ci si sente anche orgogliosi di essere realmente “Operatori del cambiamento”.
E davvero il “gioco di squadra”, in tutti questi anni di lavoro con “Ai Confini”, ha rappresentato per me la componente più importante. Si ha a che fare, come già detto, con persone (adulti e minori) che a volte hanno storie pesanti alle spalle e si può forse dire che la sofferenza di queste famiglie a volte costituisce un fattore di sofferenza anche per l’Operatore che percepisce il proprio lavoro come frustrante e spesso insostenibile. Dunque un intervento di questo tipo, per essere efficace, deve potersi avvalere di un confronto allargato, di una pluralità di sguardi e punti di osservazione diversi. Il confronto con il gruppo di lavoro, in tutti questi anni, non è mai mancato, e questo confronto per me è stato fondamentale da un lato per sentirmi meno sola nell’affrontare situazioni estremamente delicate, dall’altro per poter “ripensare” insieme, in una dimensione arricchente in quanto allargata, al “cosa” e al “come” fare nella direzione di generare cambiamenti.
Dal 2010, sempre rispetto al servizio di educativa domiciliare, ho iniziato ad occuparmi degli aspetti di coordinamento e di supervisione, realizzando quindi gli incontri con i vari Enti e Servizi facenti parte della rete della famiglia interessata (raccolta informazioni, stesura progetto e relazioni trimestrali, incontri di rete, ecc.) ed occupandomi delle riunioni mensili di supervisione alle quali erano presenti i vari Operatori domiciliari, continuando pure ad incontrare settimanalmente i genitori di alcuni dei nuclei seguiti, con l’obiettivo di valutare ed implementare le loro competenze.
Ho sempre provveduto tuttavia a richiedere a mia volta supervisioni esterne nel momento in cui ne ravvedevo la necessità, ad esempio quando emergeva una condizione di stallo rispetto al perseguimento degli obiettivi individuati o quando sentivo che determinati miei vissuti ed emozioni (quali rabbia o irritazione nei confronti dei genitori) mi stavano rendendo difficile lavorare con una sufficiente serenità. Ho imparato quanto sia indispensabile, per lavorare in determinati contesti, riconoscere le proprie difficoltà, i propri limiti, le proprie insicurezze e timori, rivolgendosi all’esterno per chiedere un confronto ed un aiuto.
Un’altra esperienza che mi ha dato (e continua a darmi) moltissimo a livello professionale ma non solo è quella legata al progetto “Family Net: una rete per l’affido”. Il percorso formativo iniziato allora mi ha permesso di approfondire la tematica dell’affido, il suo significato ed i suoi obiettivi come forma di “solidarietà sociale”. Grazie a questo progetto, di cui sono divenuta una delle referenti nel territorio del Destra Secchia, è iniziato un lavoro di ricerca e formazione di famiglie disponibili ad una dimensione di accoglienza e supporto rispetto ad altri nuclei famigliari in difficoltà e “disagiati”. Si è quindi un pò alla volta costituito, grazie ad incontri serali formativi ma pure più ricreativi (cene, laboratori, visioni di film..), un gruppo di famiglie che, un passettino alla volta, sono divenute risorse fondamentali nell'”aiutarci ad aiutare” le famiglie che stavamo seguendo. C’è chi volontariamente ha insegnato la matematica ad una ragazzina che aveva smesso gli studi per contribuire al mantenimento della famiglia e che poi, anche grazie a questo fondamentale supporto, ha ottenuto da privatista la qualifica come Operatrice ai Servizi Sociali; c’è chi si è offerto di poter sostenere concretamente una mamma ed il suo bambino piccolo, una volta usciti da una casa famiglia nella quale avevano trascorso alcuni mesi; c’è chi recentemente ha espresso il desiderio di aiutare gli educatori del Fantàsia di Poggio Rusco nel supportare nei compiti bambini che provengono da situazioni difficili, potendo gettare le basi per altre forme di accoglienza degli stessi bambini ed anche dei genitori (ad esempio per un pranzo domenicale o una gita fuori porta). La conoscenza di queste famiglie è stata fondamentale per me per capire ancora di più l’importanza di una “messa in rete” delle risorse presenti sul territorio in un periodo come quello presente, in cui le risorse “istituzionali” messe a disposizione sono sempre meno.
Al di là del supporto fornito dalle “famiglie del Family Net”, in questi anni lo sforzo è comunque sempre stato diretto al cercare di capire, in ogni situazione, “chi potesse essere risorsa per chi”, anche prendendo in considerazione le stesse famiglie presso il cui domicilio ci recavamo per andare a generare “storie diverse” e di benessere. Ecco quindi che una ragazza molto in gamba e che aveva bisogno di lavorare si è dimostrata paziente baby-sitter di un bambino di nove anni la cui madre, che da sola lavorava facendo i turni, non poteva essere presente per molte ore al giorno. Oppure ecco la ex insegnante delle superiori, madre a sua volta, raccontata dai Servizi come “depressa”, che ha beneficiato moltissimo nell’attivarsi ad insegnare la lingua francese ad un ragazzino delle Superiori, che pure stavamo “seguendo” e che aveva bisogno di essere affiancato quasi individualmente sui compiti, un tipo di supporto che non poteva essergli garantito per mancanza di risorse. E ci sarebbero molti altri esempi.
Nell’ultimo anno, mentre terminavo la mia specializzazione come Psicoterapeuta famigliare, ho spostato la mia attività clinica (psicoterapia individuale, di coppia, famigliare, rivolta a bambini, adolescenti ed adulti) presso il “Centro per le Famiglie” Eufèmia. In questo spazio ho potuto conciliare la mia passione per il lavoro clinico con le famiglie con la possibilità di mettermi in gioco anche come conduttrice di gruppi di discussione. Ecco quindi ad esempio i “martedì dello Spazio Mamme”, in cui ho incontrato mamme di bambini di età compresa tra 0 e 12 mesi, che hanno avuto la possibilità di incontrarsi e confrontarsi rispetto alle proprie difficoltà nella faticosa fase dei primi mesi di vita del bambino (la fatica a separarsi dal bambino, la fatica a ritrovarsi coppia o a conciliare i tempi della maternità con quelli del lavoro..).
Se provo infine a pensare a parole che possano richiamare, almeno in parte, che cosa ha significato per me, a livello professionale ma anche umano, lavorare per “Ai Confini”, scopro quindi che tra queste parole vi sono sicuramente crescita, autonomia, gioco di squadra, condivisione, benessere..(accanto certo ad altre quali fatica, investimento, frustrazione a volte..). Rileggendole la mia mente torna ancora una volta ad alcune delle famiglie o ad alcuni ragazzini in difficoltà, “disagiati”, nella cui vita sono entrata ormai diversi anni fa. Un pò come se il percorso fatto in questi anni da queste famiglie e da questi minori (alcuni dei quali col tempo sono riusciti davvero a conquistarsi una propria autonomia, un proprio “benessere”, una propria condizione di “agio”, seppur al costo di una grande fatica, investimento e momenti di frustrazione per obiettivi non raggiunti) sia stato accompagnato nel tempo da un mio percorso, da un mia crescita professionale, personale e umana.

Ilaria R.

Se mi avessero chiesto chi ero e cosa volevo fare “da grande”, prima di iniziare a lavorare in Cooperativa, avrei certamente faticato a trovare una risposta che andasse oltre l’idea “mi piace stare con i bambini, farli sorridere e giocare”.
In questi anni di lavoro ho capito che per far stare BENE i bambini è necessario aiutare le famiglie a stare BENE, passando da una rete sociale e territoriale ben più ampia, in cui ogni individuo può diventare risorsa e supporto per l’altro.
Ho imparato che il sorriso di un bambino nasce dal gioco, ma, prima ancora, dall’essere pienamente accolto in famiglia, a scuola e nella propria comunità; ed è proprio per creare RETE attorno alle famiglie e ai loro bambini, che continuo a lavorare per la Cooperativa “Ai Confini” con lo stesso entusiasmo con cui ho iniziato, ormai quattro anni fa, nella speranza di dare a quei sorrisi la possibilità di nascere.

Elisabetta

…parole, ascolto, parole non dette, incontri, condivisione di spazi e tempo, relazioni, conflitti e scontri…lo strumento di lavoro che utilizziamo è il gruppo……siamo noi stessi……Nella nostra cooperativa c’è posto sia per l’individualità che per la forza del gruppo…….ecco perchè ho scelto di essere….ai confini!

Marina

Nel 2008, con l’apertura del nido “C’era una volta”, abbiamo dato vita ad un’avventura, un percorso che è cresciuto positivamente, grazie all’apporto di un gruppo di lavoro che ha investito tanto in disponibilità, motivazione, impegno ed entusiasmo. Fondamentale, per crescere personalmente e come gruppo, è stata la fiducia riposta nel nostro operato dalla Cooperativa, che ci è stata a fianco nel credere in ciò che all’inizio consideravamo una vera sfida.
Personalmente, lavorare con questo gruppo mi ha permesso di ritornare indietro nel tempo, alle origini del mio percorso formativo in quanto a entusiasmo, con l’obiettivo di vedere crescere, giorno dopo giorno, una nostra “creatura” che, piano piano, ha cominciato a mettere le radici nel nostro territorio, ricevendone importanti gratificazioni.
Siamo partiti con 9 bambini frequentanti ed ora ce ne sono 24.
L’entusiasmo, che sostiene la passione per questo lavoro, cerco di metterlo al servizio di tutto il gruppo, specialmente quando fatica e difficoltà mettono a dura prova la tenacia e la perseveranza.
L’ambiente in cui vedi crescere il bambino, in cui cogli i risultati di tanti progetti/percorsi, diventa un potente ricostituente per la mente, perchè alimenta la fiducia in se stessi e nel lavoro che si fa: presupposto importante per superare gli inevitabili ostacoli e per proiettarsi nel futuro.

Nadia

Perchè una cooperativa sociale si dovrebbe far carico di gestire una Scuola di Musica Moderna? E soprattutto: perchè una Scuola di Musica dovrebbe “stare” in una cooperativa sociale? Queste domande, che in un certo momento della storia della Scuola di Musica e della Cooperativa ci siamo posti, possono essere un buon punto di partenza per capire il senso di questa esperienza.
La Scuola di Musica Moderna di Sermide nasce a lato della Coop “Ai confini”: alcuni amici, musicisti sermidesi che in modo autonomo avevano iniziato ad insegnare il proprio strumento, o che volevano creare spazi per la musica adeguati, decidono circa dieci anni fa di mettersi insieme per dare maggior rilievo alla loro attività ed avere, stando insieme in luoghi adeguati, maggiori opportunità di sviluppo. Pur scegliendo la forma di associazione culturale, le motivazioni di base sono molto vicine a quelle che stanno a fondamento della cooperazione: lavoratori, in questo caso del mondo nella musica, si mettono insieme per valorizzare il proprio lavoro. Fin da subito il dialogo con la Cooperativa “Ai Confini” è proficuo, essendo che la Cooperativa dispone di locali che mette a disposizione per poter iniziare.
Questa iniziativa, tuttavia, pur mantenendo il minimo di attività necessario per sostenersi, richiede un lavoro di promozione e coordinamento e amministrazione che la semplice forma associativa non è in grado di garantire.
Ci si chiede verso quale direzione andare: lasciare morire l’esperienza o rinforzarla? La Cooperativa “Ai Confini” si è avvicinata a questo percorso professionale di musicisti del territorio, portando al contempo la propria maggiore strutturazione organizzativa e lo spirito di supporto per una iniziativa i cui attori principali dovevano comunque rimanere gli insegnanti di musica. Sentire che quel percorso, nato dall’idea di alcuni amici, aveva un senso più grande che non si riduceva al fornire un lavoro a dei musicisti, ma che nel tempo stava diventando una occasione importante per i ragazzi del territorio, che trovavano in quella struttura la possibilità di imparare strumenti moderni, di suonare insieme, di passare il tempo approfondendo le proprie passioni, è stato un momento di “nuovo inizio”. La scelta della Cooperativa di non perdere quella esperienza ma anzi di darle maggiore stabilità e di investire su quell’idea, perchè quell’idea aveva un significato sociale e culturale importante per un territorio in cui le occasioni per i giovani sono ridotte, ha ridato un nuovo impulso alla Scuola.
Si è trovata una nuova sede, più adeguata, e si sono strutturate maggiormente le occasioni di incontro, attraverso saggi e concerti durante l’anno. Si è investito nel far conoscere la Scuola e negli anni i numeri hanno dato ragione a questa scelta. La SMMS ha continuato ad accrescere la propria proposta formativa, ampliando prima a tutti gli strumenti moderni, poi attivando corsi paralleli e trasversali (Ear tranining, coro, musica di insieme) e, a seguito di nuove collaborazioni, sta aprendo anche la sezione dedicata alla musica classica.
L’obiettivo principale con cui la Cooperativa ha inteso promuovere questo cammino è coinvolgere i ragazzi in percorsi di crescita e di conoscenza, farli stare insieme attraverso passioni positive e creative. La musica è un veicolo di aggregazione in modo naturale, soprattutto nel periodo dell’adolescenza; la musica ha al suo fondamento la “cooperazione”: la capacità di fare convivere insieme elementi diversi, di trovare “armonie” sempre nuove, mescolando singole note in modi inattesi. A volte ci sono note talmente forti da formare melodie che anche da sole si reggono insieme; a volte, invece, è la successione degli accordi che modifica e rinforza il senso delle singole note della melodia. Così è successo alla Scuola di Musica: piccole forti note che ad un certo punto avevano bisogno di una armonia, di un arrangiamento, perchè da sole non avrebbero più saputo trovare la propria direzione. Ma una volta ritrovata la forza di un contesto adeguato, hanno ripreso e sviluppato ancor maggiormente la propria potenza.
E da allora si sono aggiunte tante nuove note, nuovi insegnanti, tanti ragazzi, nuovi corsi e sperimentazioni. Ora la SMM è a un nuovo bivio. Se riuscirà a trovare luoghi adatti al proprio sviluppo, potrà mettere alla prova la propria capacità di diventare davvero un momento di crescita per i ragazzi e un momento di aggregazione positiva utile per tutta la comunità.

Michele

Dopo la laurea desideravo fare un’esperienza di lavoro all’interno di una cooperativa sociale, ma qualcosa mi frenava; poi fui chiamata dalla cooperativa nel luglio 2011 come educatrice presso i centri ricreativi estivi: mi si offriva l’occasione per conoscere l’ambiente della cooperazione e delle relazioni di ogni tipo che si instaurano inevitabilmente dentro di esso. Ho capito che non ci si può esimere dal confronto con gli altri e che bisogna avere la capacità, la maturità, l’umiltà, di mettere in gioco se stessi nel rapporto con l’altro.
All’interno della cooperativa, lavoro con i bambini: lo stare e il giocare con loro mi insegnano sempre cose nuove. Durante quest’anno, in cui ho lavorato all’interno della cooperativa, ho capito che tutti noi siamo “un essere per…” Ho potuto finalmente comprendere che ognuno di noi è strutturato, pensato e realizzato per la relazione, il rapporto con qualcuno.
Ho potuto capire, in questo percorso, che si viene accolti nella misura in cui si riesce a rispondere ad un interesse, o esigenza, dell’altro.
Lavorando in questo ambiente, che ho sentito accogliente, ho compreso che il bisogno di ognuno di realizzarsi viene vissuto come bisogno di riconoscimento.
Credo fermamente che, al giorno d’oggi, parole come responsabilità, accettazione, valore, coinvolgimento reciproco, accrescimento, bisogno di relazione, devono diventare le coordinate referenziali di ogni ambiente di lavoro che opera nel sociale, e posso affermare che, per me, all’interno di questa cooperativa la maggior parte di queste parole sono realtà.
In conclusione, secondo la mia esperienza ancora breve all’interno di “ai confini”, sostengo che essa sia un luogo di vita dove si privilegia il rapporto tra persona e persona e la costruzione di un mondo di persone attraverso l’esempio costante e la continua relazione con l’altro e per l’altro.

Veronica

La mia storia con la cooperativa “Ai Confini” è iniziata nel 2005, quando Chiara mi chiese di poter animare i compleanni dei bambini presso lo Sbarco, il bar della stazione di Sermide.
Tutto da li è iniziato: a poco a poco Maurizia, Anna e Teresa hanno iniziato a conoscermi ed io avevo voglia di conoscere quelle persone che mi stavano dando tanta fiducia; il servizio dell’animazione di compleanni continuava ed io stavo scoprendo in me la passione di stare con i più piccoli e di poter dare loro qualcosa di me.
Nell’estate successiva mi hanno proposto di fare il CRES e li non potevo rinunciare: era una cosa nuova ma con una equipe cosi formata e responsabile dietro di me non potevo sbagliare e non potevo sentirmi “allo scoperto“.
Quella è stata un’estate formidabile, il CRES è stata un’esperienza cosi bella, formativa ed entusiasmante che, da quel momento in poi, non ho più potuto rinunciarci.
Iniziavo a conoscere gli altri educatori e ad entrare a far parte di questa famiglia…si perché è cosi che io mi sento di chiamare la cooperativa!
Poi una mattina mi arriva la chiamata di Maurizia che mi dice:”Letizia abbiamo un lavoro da proporti….” Io ascolto e poi dico SI: era una possibilità che mi veniva data e io non potevo rifiutare.
Mi veniva proposto di fare il servizio di prolungamento dell’orario alla Scuola Materna di Sermide: ambiente nuovo, persone nuove, tutto nuovo….ma è stato un successo che ancora oggi continua e che spero non finisca mai!
Da qui tutto poi è proseguito con una serie di esperienze positive fatte con persone altrettanto positive e magnifiche. La fiducia che mi è sempre stata data mi ha fatto e mi fa ancora sentire importante ed io non posso far altro che ringraziare Anna, Teresa e Maurizia per continuare ad aver fiducia in me.
Ora sono impegnata in diversi ambiti nella cooperativa: dal servizio del prolungato alla Scuola Materna, all’alfabetizzazione per gli alunni stranieri nell’Istituto Comprensivo di Sermide e all’affiancamento alle maestre nella Scuola Primaria di Quingentole…..tutto seguendo le mie passioni, mettendoci la mia passione e cercando di trasmetterla agli altri.
Se sto facendo queste cose, se sto vivendo queste esperienze fantastiche che mi stimolano ogni giorni e che mi fanno crescere, lo devo alla Cooperativa…quindi, grazie per aver sempre creduto in me, per avermi spronata a fare del mio meglio e per avermi accompagnato nell’inizio di ogni mia avventura.
Ora faccio parte anch’io della cooperativa: qui mi sento a casa, come in una famiglia che continua a crescere…non posso chiedere altro”.

Letizia